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Cronaca | venerdì 02 marzo 2018, 07:10

Food not bombs Torino, cibo recuperato che sfama tanti senzatetto

Nei dormitori e in strada al servizio degli ultimi e contro lo spreco alimentare

Food not bombs Torino, cibo recuperato che sfama tanti senzatetto

Le strade sono la casa per molte più persone di quelle che immaginiamo, a Torino i senza fissa dimora sono oltre 2.000 e in Italia circa 50.000.

Oltreché senza un tetto sono anche senza cibo, che invece dovrebbe essere un diritto di tutti. E sono 10 milioni gli italiani che vivono sotto la soglia di povertà. “Food not bombs” è una realtà torinese che merita d’essere conosciuta di più, di un megafono che ne diffonda la voce consentendole di crescere. Perché è volontariato puro, apolitico e areligioso, semplicemente un movimento spontaneo di persone, nemmeno costituito in associazione, che si aggrega due volte al mese dedicando un weekend intero ai senzatetto.

Il sabato recuperando nei mercati e nelle panetterie frutta, verdura e pane invenduti che altrimenti finirebbero nella spazzatura, cucinando domenica pomeriggio pasti caldi vegetariani e distribuendoli a cena sia in tre dormitori pubblici (corso Tazzoli, via Delle Ghiacciaie e via Reiss Romoli) e sia in bici per strada nelle vie del centro cittadino e non solo.

Il bilancio del primo anno di vita di attività è stato lusinghiero registrando 13 azioni, 1.500 pasti distribuiti, 1.000 chili di pane, focaccia, frutta, cereali e verdura recuperati nei mercati delle piazze Barcellona e Benefica, diverse panetterie, supermercati (per esempio il Pam di corso Sebastopoli) e vari negozi di alimentari. Sono stati oltre 100 i pasti serviti ad ogni azione. Ma si sta avvicinando il secondo compleanno di Food not bombs Torino ed il bilancio sarà ancor più generoso poiché la rete di persone si è allargata e le azioni sono raddoppiate diventando bimestrali. Quelle del 2018 sono in programma il secondo e quarto weekend di ogni mese.

“Ognuno mette a disposizione una fetta più o meno grande del proprio tempo – dice Andrea Benzo, uno dei pionieri del gruppo Fnb di Torino – dopo aver conciliato lavoro ed impegni personali. Non ci sono vincoli né gerarchie, tutti uguali davanti ad un unico obiettivo, ed ogni contributo è utile per difendere il diritto al cibo. Ne approfitto per ringraziare lo Ziggy di via Madama Cristina che la domenica ci mette gratuitamente a disposizione la cucina per preparare i pasti che distribuiamo”.

Il pugno è chiuso e levato verso l’alto, ma nella mano stringe una carota: questo è il logo al quale è affiancata la scritta Food not bombs, cibo e non bombe. Simbolo e slogan di un movimento nato negli Stati Uniti oltre vent’anni fa, che oggi conta 200 gruppi attivi in tutto il mondo, dall'Europa al Giappone, e che ha cominciato a muovere i primi passi anche in Italia approdando a Torino quasi due anni fa. Partendo dall’idea di recuperare sul campo gli sprechi alimentari per combattere il paradosso della povertà nei paesi ricchi.

“Ad ogni azione attiviamo anche la raccolta mirata di vestiti – aggiunge Alessandra Mazzotta, altra pioniera del gruppo – cercando di rispondere alle richieste che riceviamo ogni volta nei dormitori e per strada. Tutto ciò che facciamo dona sollievo a chi più ne ha bisogno, ma sedersi e consumare la cena insieme ascoltandoli e condividendo le storie che hanno alle spalle e che ne condizionano il presente è senza dubbio ciò che più restituisce loro la dignità di esseri umani”.

Ogni tappa dell’industria alimentare può essere una risorsa potenziale di raccolta del cibo, dalla vendita all'ingrosso a quella al dettaglio, dalla produzione alla distribuzione. Per tutti coloro che volessero avvicinarsi e lasciarsi contagiare offrendo tempo e buona volontà il riferimento facebook del gruppo è: www.facebook.com/FoodNotBombsAugustaTaurinorum

Massimo Bondì

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