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Politica | venerdì 09 febbraio 2018, 17:59

Umberto D'Ottavio: "E' giusto che ogni territorio abbia realmente qualcuno che lo rappresenti in Parlamento"

Dall'arrivo della metro alla legge sull'inno di Mameli: analisi degli ultimi cinque anni da parte del candidato alla Camera nel Collegio Uninominale Collegno per il Partito Democratico, pensando al 4 marzo

"La mia è una ricandidatura. E questo credo possa dare fiducia alle persone: hanno potuto vedere come ho lavorato in questi cinque anni di ultima legislatura, con tutti i risultati ottenuti soprattutto per questo territorio. Premetto che io sono contento della modalità delle nuove elezioni per collegio. E' giusto che ciascun territorio abbia realmente qualcuno che lo rappresenti in Parlamento".

A rappresentare per la lista alla Camera del Collegio Uninominale Collegno del Partito Democratico c'è Umberto D'Ottavio: classe 1961, di origini pugliesi, ma adottato da Collegno, dove vive e dove dal 1995 ha svolto l'incarico di sindaco per due mandati. Racconta così i motivi che lo vedono ricandidarsi: "Se pensiamo a questo territorio, su cosa bisogna puntare per essere competitivi? Sul lavoro, sulla condizione di vita delle famiglie, sulle infrastrutture, sulle scuole".

E racconta così i risultati di questi ultimi anni: "Primo fra tutti l'arrivo della metro. E' importante che la nostra voce si sia fatta sentire. Non è stato approvato una parte del progetto, ma tutto. E avremo la metro. Lo dico non per attirare elettori, ma per sottolineare lo svolgimento di un lavoro attento". 

C'è poi una legge che porta proprio il nome D'ottavio: "Parla dell'inno di Mameli, "Fratelli d'Italia" - spiega l'onorevole - pochi sanno che eravamo uno dei pochi Paesi a non avere riconosciuto ufficialmente l'inno della Repubblica. Ora lo è". O ancora il bonus dei 500 euro per i diciottenni: "Io c'ero. Insieme alla proposta di legge sulla sicurezza delle scuole, istituendo il 22 novembre come giornata nazionale e ricordando così per sempre il tragico episodio di Vito Scafidi al liceo Darwin".

E conclude: "Il programma elettorale si vede da quanto fatto finora. Sedere al Parlamento e farsi ascoltare non è facile: pensiamo alle riunioni di condominio. Se è difficile lì, figurarsi trattare le esigenze di tutta Italia. Tuttavia il mio invito è il diffidare da chi ha poca esperienza in questo campo, o che contrappone a un lavoro concreto sul territorio con sterili campagne puntate sul no".

Federica Vivarelli

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