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Politica | venerdì 09 febbraio 2018, 11:44

Lucia Annibali in visita al centro Donna di Collegno: "La donna vittima di violenza non deve più essere vista come fragile"

"Dobbiamo diventare risorsa per cambiare la società", il suo appello mentre alcuni centri antiviolenza chiudono in giro per l'Italia

Lucia Annibali in visita al centro Donna di Collegno: "La donna vittima di violenza non deve più essere vista come fragile"

Fa quasi strano parlare di lotta alla violenza alle donne se non è l'8 marzo o il 25 novembre. "Perché è a questo che ci stanno abituando, insieme alla donna come merce di consumo, basta guardare la pubblicità - racconta Cristina Vandi, responsabile del centro Donna di Collegno - quel che stiamo facendo è unire tutte le risorse del territorio in questa battaglia che deve essere presente in mezzo a noi tutti i giorni".

E' tempo di fare bilanci sui centri antiviolenza: in molte città si stanno chiudendo, in altre resistono. La necessità di condividere dati tra associazioni e progetti. I finanziamenti. Ospite d'eccezione in questo momento di analisi Lucia Annibali, che ha deciso nel suo giro pre elettorale di visitare di sua iniziativa il punto di Collegno. Un appuntamento destinato ai tecnici: presente la rete "Se non ora quando", gli amministratori di Collegno e Grugliasco, le referenti del centro. "Lucia è una donna che non ha bisogno di presentazioni - spiegano - dal giorno in cui lei ha subito violenza ha deciso di esporsi in prima persona per cambiare qualcosa". E il suo viso lo ricorda: è il 16 aprile 2013 quando viene aggredita con l'acido su mandato del suo ex. Annibali ascolta, chiede: "Abbiamo fatto tante cose, pratiche e utili per il lavoro sul campo. Come una banca dati nazionale tra Istat e centri antiviolenza. O la campagna del 1522. Dobbiamo arrivare a trasmettere l'immagine della donna vittima non come essere fragile, ma come risorsa per il cambiamento".

Il lavoro da fare è tanto. "Ma abbiamo fatto anche altrettanto in questi ultimi cinque anni - incalza Umberto D'ottavio - come far approvare la legge sul femminicidio. Fa pensare invece che di fronte ad altre proposte, come una legge sulla formazione di genere e un'altra sull'educazione ai sentimenti come materia, ma siamo stati bloccati. Subito si è associata la questione gender. Ed evidenzia quanto ci sia bisogno di una cultura in questo senso".

 

Federica Vivarelli

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